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Sviluppo e Cooperazione Internazionale

Anno accademico: 2009-2010
Corso di laurea specialistica: Sviluppo e cooperazione internazionale
Classe ministeriale: LM-81 (Scienze per la Cooperazione allo Sviluppo)
Anni: 2
CFU: 120
Presidente del Corso di laurea: Prof. Pietro Masina

Descrizione degli obiettivi

Il percorso formativo del corso è stato elaborato sulla base di un quadro di riferimento generale composto da tre insiemi di considerazioni:
1. l’evoluzione del dibattito internazionale sullo sviluppo e sulle politiche di cooperazione avviatosi nel nuovo scenario rappresentato dalla convergenza dei fenomeni di globalizzazione e di ristrutturazione dell’ordine internazionale a seguito della fine del sistema bipolare Est-Ovest.
Questo dibattito si è concretizzato, già a partire dagli anni ’80 e ad opera principalmente delle istituzioni finanziarie internazionali e di alcuni grandi donatori, in una revisione in senso neoliberista sia dei paradigmi dello sviluppo, sia delle politiche nazionali di sviluppo e delle politiche di aiuto internazionale, come conseguenza anche della crisi del debito internazionale di molti paesi in via di sviluppo, della considerazione che l’aiuto non sempre portasse a effetti benefici per la crescita dei paesi beneficiari (trade not aid), e di una generalizzata percezione di “aid fatigue” da parte dei donatori tradizionali.
Questa concezione, che ha largamente dominato il dibattito e la pratica dello sviluppo nell’ultimo quarto di secolo circa, si è cristallizzata nel c.d. Washington Consensus, e nell’applicazione di strategie e politiche di sviluppo generalmente definite di “aggiustamento strutturale” che in una prima fase prevedevano una sostanziale riduzione del ruolo dello Stato nell’economia e nella fornitura di servizi sociali, a favore di una rivalutazione dei soggetti privati (imprenditoriali ma anche di società civile) come nuovi agenti creativi dello sviluppo, e si accompagnavano a pacchetti di “condizionalità” sia economiche che politiche (democrazia, diritti umani, libertà civili, valorizzazione della società civile) come premessa per poter beneficiare dei flussi internazionali di aiuto e dei programmi di cancellazione/ristrutturazione del debito.
I risultati perlomeno ambigui sul piano dello sviluppo dell’applicazione dei piani di aggiustamento strutturale in molti paesi poveri, il considerevole aumento della povertà relativa e delle ineguaglianze sociali e nella distribuzione del reddito in molti PVS, e i modelli di crescita di alcuni paesi asiatici che hanno mantenuto un forte ruolo di direzione e regolazione dello Stato applicando forme di aggiustamento strutturale “indigeno” hanno progressivamente portato anche le istituzioni finanziarie internazionali, a partire dalla Banca Mondiale, a una graduale revisione delle loro politiche di condizionalità che pur non abbandonando il paradigma neoliberista hanno posto un sempre maggiore accento sia sulle questioni istituzionali/amministrative (good governance) sia sulla lotta alla povertà (Poverty Reduction Strategic Papers) come nuove forme di condizionalità per l’erogazione di aiuti e per avere accesso ai meccanismi di riduzione del debito (Highly Indebted Poor Countries Initiative) (Post-Washington Consensus).
Il quadro è stato inoltre complicato, dal punto di vista sia teorico che operativo, dalla necessità di incorporare nelle strategie di sviluppo la proliferazione di conflitti armati e guerre civili in molte parti del mondo in via di sviluppo e in transizione, trovando raccordi tra le politiche macroeconomiche e macrosociali e le politiche di prevenzione, gestione e risoluzione degli stessi conflitti.
Il corso si propone quindi di fornire una conoscenza approfondita e critica di questo dibattito, oggi in grande evoluzione, e delle politiche che ne sono derivate, proponendosi di mostrarne l’estrema complessità e le loro contraddizioni interne, in particolare per quanto riguarda il rinnovato ruolo dello Stato nei processi di sviluppo, la lotta alla povertà e alla diseguaglianza sociale, le relazioni tra soluzione dei conflitti e processi di democratizzazione.
2. Un secondo elemento è costituito dalla crescente diversificazione del quadro degli attori internazionali rilevanti nel campo del finanziamento dello sviluppo. In proposito, oltre al crescente ruolo assunto dalle istituzioni multilaterali (in specie IMF e World Bank) rispetto ai donatori bilaterali nella definizione della cornice delle politiche di aiuto, va segnalato il più recente fenomeno della massiccia entrata in campo di nuove grandi potenze come la Cina (e in misura minore l’India) nella cooperazione economica con i PVS e come fornitrici di assistenza finanziaria e crediti. Nuove potenze che si muovono al di fuori delle regole dettate dal Post-Washington Consensus, in particolare per quanto riguarda le condizionalità relative alla good governance e ai diritti umani, e che stanno cominciando a costituire un’alternativa praticabile (alcuni studiosi l’hanno definito un Bejing consensus) alle politiche delle IFIs, consentendo un maggior margine di manovra ai PVS riluttanti ad accettare le condizionalità internazionali.
In questo quadro in movimento, anche l’Italia si trova a dover ridefinire le proprie potenzialità e le proprie politiche nel campo della cooperazione allo sviluppo. Rispetto agli anni ’80, quando l’Italia era uno dei maggiori donatori internazionali, la cooperazione italiana ha subito un drastico ridimensionamento sia per ragioni interne sia per il crescente ruolo ricoperto dalla cooperazione multilaterale dell’Unione Europea (Accordi di Cotonou, EPAs). Grazie anche alle competenze presenti all’interno dell’Orientale nel campo dello studio delle aree extra-europee e delle relazioni internazionali di queste, il corso si propone quindi di fornire gli strumenti analitici per comprendere e valutare questa evoluzione dello scenario della cooperazione internazionale, con una particolare attenzione rivolta alle relazioni Sud-Sud e ai processi di regionalizzazione.
3. Il terzo elemento si riferisce invece alla situazione locale. Le regioni meridionali del nostro paese hanno stentato (con qualche eccezione) a consolidare un’esperienza sistematica nel campo della cooperazione decentrata mentre il tessuto associativo e di volontariato orientato verso lo sviluppo e la solidarietà internazionale presenta ancora elementi di fragilità. Ciò sembra essere particolarmente vero per la realtà del territorio della regione Campania e per Napoli. Attraverso relazioni sistematiche con le amministrazioni locali (in particolare la Provincia di Napoli) e con le ONG di sviluppo del territorio il corso si propone un duplice obiettivo: di fornire competenze e conoscenze in grado di aumentare la professionalità dei potenziali operatori nel campo dello sviluppo internazionale e di consolidare le expertise già presenti; di rispondere a un’ampia domanda potenziale che proviene dalle amministrazioni pubbliche come dalla società civile per la elaborazione, a partire dalla dimensione territoriale locale, di politiche di cooperazione più sistematiche, fondate su progettualità maggiormente definite e orientate alla valutazione dei risultati.
Sulla base di queste considerazioni generali e della sua collocazione all’interno della Facoltà di Scienze Politiche di un Ateneo particolarmente vocato alla conoscenza delle aree extra-europee e in transizione e alle relazioni tra queste e l’Europa, il corso si propone di fornire una formazione interdisciplinare avanzata nel settore dello sviluppo e della cooperazione internazionale nell’ambito delle discipline socio-antropologiche, economiche, politologiche, storiche e giuridiche, attorno ad alcune direttrici principali:

  • un’analisi critica degli impianti sia teorici che operativi delle concezioni, strategie e politiche dello sviluppo;
  • analisi dei mutamenti internazionali post-Guerra Fredda, in particolare nelle relazioni politiche ed economiche tra le diverse aree del mondo, i processi di regionalizzazione e le relazioni Sud-Sud;
  • acquisizione di conoscenze avanzate sui PVS e le diverse aree geopolitiche del mondo in via di sviluppo, con una particolare attenzione alle componenti storiche, sociali e culturali dello sviluppo e delle situazioni specifiche;
  • analisi dell’evoluzione del ruolo e dei mandati delle istituzioni internazionali e delle organizzazioni multilaterali relativamente sia alla definizione del quadro delle politiche di sviluppo e cooperazione internazionale, sia delle relazioni tra queste e le politiche di gestione dei conflitti e di promozione della democrazia;- analisi delle maggiori politiche operative (commercio internazionale, lotta alla povertà, rapporto conflitti-sviluppo, quadri di cooperazione con le economie in transizione, questioni urbane, relazioni interetniche, cooperazione decentrata e non-governativa, tutela dei diritti umani);
  • acquisizione di strumenti operativi e professionalizzanti attrraverso laboratori e stages (ciclo del progetto; monitoraggio e valutazione dei progetti).